Lettera aperta del Prof. Pierluigi Sacco

E’ con piacere che ospitiamo l’intervento di Pier Luigi Sacco, da oltre due anni impegnato a dare concretezza a quello che per tanti motivi appare ancora oggi un sogno: vedere Siena Capitale della Cultura Europea 2019.
Un racconto da leggere con attenzione da cima a fondo…anche in quella frase in cui il Professor Sacco riconosce come le Contrade abbiano concretamente sostenuto il progetto in un momento in cui poche davvero apparivano le speranze di successo.
Non c’è dunque da dubitare sul fatto che nei prossimi decisivi mesi le Contrade saranno ancora in campo per sostenere le ragioni della candidatura. Lo faranno vivendo la loro normale vita ed aprendosi ai tanti che, come i due amici stranieri del Professore, vengono “solo” per capire (e magari finiscono per innamorarsi di Siena); ma anche mettendosi alla prova, traendo dalla loro storia idee nuove ed una determinazione tanto più grande quanto più compromesse appaiono in questi tempi le fortune della Città.
Se insomma il 2019 rappresenta per Siena, ed in maniera particolare per le ragazze ed i ragazzi senesi, un’occasione preziosa ed irripetibile, allora sarà normale trovare le Contrade in prima fila, nel posto dove sono abituate a trovarsi tutte le volte che  altissima è per la Città la posta in palio. Per chiudere come il Professor Sacco: “le sfide non ci spaventano, noi ci siamo”.

Presidente del Consorzio per la tutela del Palio di Siena – Dr. Paolo Leoncini

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Agosto 2013. Cena della prova generale. Sono con due amici, due stranieri, veri cittadini dell’Europa – gente che ha viaggiato e lavorato dappertutto. Gente che, nel limite delle umane possibilità e dell’età, ha davvero visto di tutto. Siamo nel mezzo della cena, tutti cantano a squarciagola. C’è grande commozione. I miei amici, che pure dovrebbero essere avvezzi a qualsiasi cosa, sono visibilmente toccati e uno di loro, guardandomi negli occhi, mi dice: “se l’Europa avesse soltanto un po’ di questa energia, tutti i nostri problemi sarebbero risolti”. Ecco, partiamo da qui. Dall’effetto che le Contrade fanno agli europei quando davvero sperimentano di cosa si tratta. E dico sperimentano, non capiscono, perché non è possibile spiegare cosa sono le Contrade in astratto, lontano dalla realtà di Siena e della sua gente.

Provate voi a spiegare cos’è la Contrada a degli europei che ne sanno poco – e spesso quel poco è un’idea molto confusa di cos’è il Palio, anche quando ci sono stati. Sarebbe difficile anche per voi che la Contrada la vivete ogni giorno. Provate a farlo in 3-4 minuti, dovendo per forza di cose ricorrere ad analogie e similitudini che più che chiarire rischiano di confondere. E’ un’impresa disperata. Alla fine, la cosa migliore che potete fare è invitarli a venire a Siena per affidarli in buone mani e fargli vedere, conoscere la vostra realtà da un punto di vista nuovo. Ed è un invito che nessuno rifiuta – e questa è un’altra cosa che dobbiamo tenere bene a mente.

Questo compito impossibile di provare a spiegare l’inspiegabile è spesso toccato proprio a me, che non sono senese e non ho un’affiliazione contradaiola, in questi due anni abbondanti di lavoro sulla Capitale Europea della Cultura, presso i tantissimi ambienti europei con cui stiamo intessendo rapporti di cooperazione e di scambio. E’ una grande responsabilità, e ne sono sempre stato consapevole. Ed è una cosa che non potrei fare se non fossi io il primo a coltivare la mia esperienza personale delle Contrade con costanza e con umiltà, giorno dopo giorno.

Chi può dire di conoscere le Contrade? I senesi conoscono molto bene la Contrada, la loro, ma le Contrade? 17 consorelle, un incredibile microcosmo di differenze, che tra l’altro ricorda tanto la diversità culturale dell’Europa: un’unica storia, e allo stesso tempo tante storie diverse. Ognuno, a modo suo, deve fare un proprio percorso per orientarsi dentro questo oceano sterminato di storie, di simboli, di emozioni. I senesi spesso da maestri, sulla base delle esperienze di una vita intera. I non senesi, nei casi migliori, da eterni apprendisti, sapendo che esiste una differenza che non si può cancellare: il fatto che la Contrada non sia stata da sempre uno dei fili conduttori della propria vita, il luogo del cuore che ci ha visto crescere, dalla culla all’infanzia, alla giovinezza, alla maturità.
La mia esperienza della Contrada è stata allo stesso tempo molto istituzionale – il dialogo con i Priori nel Magistrato delle Contrade – ma anche molto semplice e diretta: le cene in Contrada, gli eventi culturali, il dialogo sui progetti.

Sul versante istituzionale, mi sono trovato molto spesso in una situazione simile a quella che incontravo nello spiegare le Contrade all’Europa, ma a parti invertite: spiegare in pochi minuti la Capitale Europea della Cultura, un progetto estremamente complesso che deve accadere tra cinque anni e che richiede una rete di collaborazioni estesa su tutta Europa, ad un gruppo di Priori presi dalle tante urgenze del quotidiano delle Contrade. E in particolare, dare ‘concretezza’ alla partecipazione delle Contrade al progetto: cosa bisogna fare qui, adesso? Un progetto in cui, più che il fare qui e ora, conta il progettare ora per realizzare poi – nel futuro prossimo ma anche in quello più lontano – rischia di non scaldare i cuori, proprio come accade agli europei che sentono parlare delle Contrade senza poterne toccare con mano la realtà. Per cui in effetti il mio è un lavoro di traduzione nei due sensi: dare concretezza alle Contrade per l’Europa, ma anche dare concretezza all’Europa per le Contrade, nella consapevolezza che questo incontro sarà un’iniezione di energia e di stimoli per tutte e due. Grazie all’impegno generoso dei Priori, i risultati non sono mancati: il confronto con il Magistrato delle Contrade prosegue ormai da due anni, con costanza ed assiduità, e l’importanza della posta in gioco per l’intera città è stata pienamente recepita. Durante il difficile periodo della crisi amministrativa, il sostegno concreto del Magistrato delle Contrade ha garantito in alcuni passaggi decisivi la tenuta del progetto e ci ha permesso di giungere con successo alla fase finale. Sono e sarò sempre profondamente grato alle Contrade per tutto questo.

E poi ci sono le occasioni che mi permettono di affacciarmi alla vita di Contrada, di tante diverse Contrade: preziosi frammenti, con le loro piccole emozioni segrete che vanno a comporre una trama che va silenziosamente prendendo forma, giorno dopo giorno. Ogni Contrada è diversa dalle altre, è difficile immaginare quanto, e forse è proprio la modalità di accesso così particolare legata al mio ruolo che mi permette di apprezzare il senso e la ricchezza di questa diversità. Ogni volta che mi invitano in Contrada io vorrei andare, quale che sia il motivo, so che per me sarà un momento speciale. Non sempre posso, a volte devo viaggiare lontano da Siena, e dover declinare è sempre un dispiacere. Ma anche se non posso esserci sempre, per me è sempre bello esserci. A volte faccio un po’ fatica a farlo capire, potrei quasi sembrare cerimonioso, ma non è così. C’è questa strana attitudine dei senesi, che pensano, giustamente, che la Contrada sia un valore preziosissimo ma un po’ si stupiscono quando gli altri glielo riconoscono – quando magari un non senese mostra un interesse genuino e sentito, o una conoscenza anche solo leggermente meno superficiale di quanto ci si aspetta.

Credo che per un non senese il rapporto con le Contrade assomigli molto a quando si viene invitati come ospiti in una famiglia. Se si instaura una relazione, se ci si sa comportare, ci si vede con piacere. Ma occorre tempo, occorre conoscersi, avere argomenti in comune. Certe volte c’è chi si lamenta che il mondo delle Contrade è chiuso e ostile, ma a ben guardare si tratta spesso di persone che vengono appunto invitate a casa con cortesia e rispetto, ma non fanno nemmeno in tempo a sedersi che cominciano a criticare l’arredamento, non gli sta bene quel che gli viene dato da mangiare, e vogliono anche spiegarti quali piantine dovresti mettere sul balcone e perché. Difficile che si venga invitati di frequente, e a ragione.

Un ruolo come il mio, un professore venuto da fuori, nell’ambiente della Contrada, così franco e diretto e poco amante dei titoli e delle convenzioni sociali, può facilmente diventare oggetto di gustosa ironia. E’ un pedaggio che sono disposto a pagare volentieri. Se vogliamo, è il mio modo di ‘spostare le sedie’, di stare in Contrada cercando di rendersi utile senza volersi dare arie fuori luogo. Il mio modo di rendermi utile ora è quello di farmi conoscere e di far conoscere questo grande progetto in cui le Contrade possono avere, e avranno, un ruolo importantissimo, e proprio grazie a ciò che sono e a come lo sono. Ci stiamo preparando ad un Palio da cui dipende in parte anche il futuro della città, e a me è toccata la responsabilità del Capitano. E’ un Palio difficilissimo, si corre una volta sola, tutti vogliono vincere, i partiti sono in pieno corso, le nerbate non mancheranno. Ho bisogno di molta fiducia e so che devo meritarmela. Le sfide non mi spaventano, io ci sono.